Nuovi chiarimenti dal GSE sul Conto Termico 3.0 e, in particolare, su due aspetti tecnici che incidono direttamente sulla corretta compilazione delle istanze: la potenza nominale delle pompe di calore e le temperature di riferimento nei sistemi idronici.

Si tratta di due FAQ pubblicate ieri sul portale di assistenza che intervengono su nodi interpretativi tutt’altro che secondari. Parametri apparentemente “di dettaglio”, ma che in realtà influenzano il calcolo dell’incentivo, il numero di rate e la stessa ammissibilità tecnica degli interventi.

Il contesto è quello del D.M. 7 agosto 2025, che disciplina il Conto Termico 3.0 e che richiama espressamente i regolamenti europei di Ecodesign. Ed è proprio nel raccordo tra normativa europea e meccanismo incentivante nazionale che si collocano i chiarimenti del GSE.

Conto Termico 3.0: quale potenza nominale indicare nel Portaltermico secondo il GSE

La prima FAQ affronta un tema operativo ricorrente: quale potenza della pompa di calore deve essere indicata ai fini del calcolo dell’incentivo.

Il GSE chiarisce che la “potenza nominale” da inserire nel Portaltermico non è un valore generico né quello massimo dichiarato dal produttore, ma la potenza definita secondo le condizioni standard previste dai regolamenti europei Ecodesign per la cosiddetta “zona climatica media”. In concreto, si tratta della potenza “Prated” (o parametro equivalente) indicata nella scheda tecnica ufficiale del costruttore e determinata attraverso prove di laboratorio effettuate a specifiche temperature esterne.

La FAQ ricorda che tali temperature di riferimento cambiano a seconda della tipologia di pompa di calore e del sistema di scambio. Per esempio, per le macchine aria/acqua o acqua/acqua la potenza è determinata con aria esterna a -10 °C; per alcune pompe aria/aria di piccola taglia il riferimento è sempre -10 °C, mentre per altre tipologie – come i sistemi VRF o rooftop di maggiore potenza – le condizioni standard possono essere fissate a 7 °C, 0 °C o 10 °C, a seconda del caso.

In altre parole, non esiste un unico valore “assoluto”, ma un parametro normativamente definito in funzione della tecnologia e delle modalità di funzionamento.

Perché il chiarimento del GSE sulla potenza nominale incide sul calcolo dell’incentivo

Il punto centrale è chiaro: la potenza da indicare non è quella calcolata in fase di progetto in base al fabbisogno dell’edificio, né quella di picco o di targa, ma esclusivamente il valore standardizzato previsto dalla normativa europea e riportato nella documentazione ufficiale del produttore.

Con questo chiarimento il GSE riduce sensibilmente i margini di interpretazione. In passato, infatti, poteva accadere che venissero utilizzati dati differenti – ad esempio potenze rese a temperature diverse o valori commerciali evidenziati nelle brochure – con il rischio di generare difformità nel calcolo dell’incentivo.

La questione non è puramente formale: la potenza incide direttamente sull’importo riconosciuto e sul numero di rate in cui viene erogato il contributo. Un’indicazione non coerente potrebbe determinare richieste di integrazione o una rideterminazione dell’incentivo. Il GSE sceglie dunque un criterio oggettivo e uniforme, ancorato a parametri europei già codificati, per garantire maggiore certezza applicativa.

Pompe di calore idroniche nel Conto Termico 3.0: temperature di riferimento e classificazione tecnica

La seconda FAQ pubblicata dal GSE riguarda le temperature di riferimento in entrata e in uscita dallo scambiatore interno delle pompe di calore idroniche, comprese quelle inserite in sistemi ibridi o bivalenti.

In questo caso il chiarimento non riguarda la potenza, ma le condizioni standard di funzionamento cui fare riferimento per distinguere le macchine a “bassa temperatura” da quelle a “media/alta temperatura”.

Il GSE specifica che per le pompe di calore a bassa temperatura le condizioni nominali sono generalmente 35 °C in uscita e 30 °C in entrata, tipiche degli impianti con pannelli radianti o ventilconvettori a bassa temperatura. Per le pompe di calore a media o alta temperatura, invece, i valori di riferimento salgono indicativamente a 55 °C in uscita e 47 °C in entrata, condizioni più compatibili con impianti dotati di radiatori tradizionali o aerotermi.

La distinzione è rilevante perché consente di inquadrare correttamente la macchina rispetto al sistema di emissione e di verificare la coerenza tecnica dell’intervento ai fini del Conto Termico 3.0.

Conto Termico 3.0: cosa cambia per i tecnici dopo le nuove FAQ del GSE

Le due FAQ, lette insieme, trasmettono un messaggio preciso: nel Conto Termico 3.0 i parametri tecnici devono essere coerenti con le definizioni normative europee e con condizioni standard di prova, non con valutazioni discrezionali o dati commerciali.

Il GSE sembra voler rafforzare l’impostazione tecnica del meccanismo incentivante, puntando su criteri oggettivi e verificabili che riducano le difformità nelle istruttorie e le possibili contestazioni. In un quadro in cui le pompe di calore rappresentano una delle tecnologie centrali per la transizione energetica e la decarbonizzazione degli edifici, la corretta individuazione di potenza e temperature di riferimento non è un tecnicismo per addetti ai lavori, ma un passaggio essenziale per garantire trasparenza, stabilità degli investimenti e certezza nell’accesso agli incentivi pubblici.