Come “aggirare” il limite alle detrazioni fiscali introdotto dalla Legge di Bilancio 2025
Sto ultimando un intervento edilizio che ha beneficiato e sta tuttora beneficiando del Superbonus, in quanto i lavori sono iniziati in ritardo a causa di varie vicissitudini con l’impresa. Adesso però mi trovo a fare i conti con la tagliola introdotta dalla legge di bilancio 2025, che limita l’importo dei crediti fiscali che posso portare in detrazione, avendo un reddito complessivo superiore a 75.000 euro. Dovendo ancora eseguire una serie di lavori di importo rilevante, sia legati all’efficientamento energetico sia al miglioramento sismico, mi chiedo se esistono altre possibilità di risparmio che mi permettano di aggirare il suddetto limite, perché altrimenti rischierei di essere pesantemente penalizzato.
L’esperto risponde
Il limite alle detrazioni fiscali cui fa riferimento il gentile lettore è entrato in vigore il 1° gennaio 2025 con la legge n. 207 del 2024, ovvero la legge di bilancio per il 2025. La novità riguarda appunto i contribuenti con reddito complessivo superiore a 75.000 euro e introduce un meccanismo di riduzione progressiva dell’ammontare delle spese detraibili dall’imposta sui redditi. Tale riduzione si calcola tenendo conto di due parametri: da un lato il reddito complessivo del contribuente, dall’altro il numero di figli a carico. Più alto è il reddito, più si riduce la quota di detrazione, con un correttivo che salvaguarda parzialmente le famiglie numerose o quelle con figli portatori di disabilità.
Si tratta quindi di un intervento legislativo che limita fortemente la portata dei bonus edilizi per i redditi medio-alti, generando situazioni come quella descritta dal nostro lettore: lavori ancora da eseguire, importi rilevanti da sostenere e un beneficio fiscale che rischia di essere drasticamente ridimensionato.
La domanda è allora legittima: esistono strumenti per ottimizzare la spesa e aggirare, in modo legale, questo nuovo limite? La risposta è sì. L’ordinamento italiano non si esaurisce infatti nelle detrazioni IRPEF collegate ai bonus edilizi, ma prevede anche altri strumenti di incentivazione che possono convivere con essi, ampliandone l’efficacia complessiva.
Il Conto Termico
Il primo strumento da prendere in considerazione è il Conto Termico, che rappresenta un’alternativa concreta al sistema delle detrazioni per gli interventi di efficientamento energetico. A differenza del Superbonus e delle altre agevolazioni fiscali, il Conto Termico non si traduce in una detrazione IRPEF, ma in un contributo diretto erogato dal Gestore dei Servizi Energetici (GSE). Proprio per questa sua natura, non rientra nel calcolo dei limiti introdotti dalla legge di bilancio 2025.
Per interventi come la sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale ed estiva, l’installazione di pompe di calore, caldaie a biomassa, sistemi ibridi o di accumulo, il Conto Termico può coprire fino al 65% della spesa sostenuta, con un vantaggio economico sostanzialmente analogo a quello previsto dal Superbonus, che nel 2025 riconosce la medesima aliquota del 65%. La gestione è interamente affidata al GSE e prevede procedure semplificate, con tempi certi per l’erogazione. Nei casi in cui l’importo riconosciuto sia contenuto, il contributo viene liquidato addirittura in un’unica soluzione, direttamente tramite bonifico bancario.
Un aspetto da sottolineare riguarda la diversa cornice sanzionatoria: mentre eventuali errori nelle pratiche di detrazione fiscale possono comportare conseguenze tributarie e perfino penali, nel Conto Termico le contestazioni ricadono, salvo casi limite, nell’ambito amministrativo e civile. In altre parole, il rischio per il contribuente è decisamente più circoscritto.
In prospettiva, infine, è in fase di attuazione la nuova versione del Conto Termico (denominata 3.0), che amplierà la platea dei beneficiari e degli interventi incentivabili, rendendo questo strumento ancora più vantaggioso per chi non può sfruttare appieno le detrazioni fiscali tradizionali.
La cessione del credito
Accanto al Conto Termico, un’altra possibilità è quella di ricorrere alla cessione del credito o allo sconto in fattura, strumenti introdotti dal decreto Rilancio e successivamente più volte ridimensionati, ma che in alcuni casi restano ancora percorribili.
Nel caso del nostro lettore, che riferisce di aver avviato i lavori con ritardo, la possibilità di cedere i crediti dipende dal rispetto di due condizioni fondamentali: che la CILAS sia stata presentata entro il 17 febbraio 2023 e che almeno un pagamento per lavori eseguiti sia stato effettuato entro il 30 marzo 2024. Se tali requisiti risultano rispettati, le spese sostenute fino al 31 dicembre 2025 potranno ancora generare crediti fiscali cedibili a terzi – banche, intermediari finanziari o anche le stesse imprese esecutrici – con l’unico limite costituito dai massimali previsti dalla normativa (ad esempio 96.000 euro per unità immobiliare in caso di Sismabonus) e dall’aliquota di detrazione vigente (65% per il Superbonus sulle spese sostenute nel 2025).
La cessione del credito assume in questo contesto un ruolo decisivo rispetto al nuovo limite alle detrazioni: i crediti che superano la quota effettivamente detraibile secondo la legge di bilancio possono infatti essere trasferiti e monetizzati, evitando così il taglio imposto dal calcolo IRPEF. In questo modo si apre un canale parallelo che consente di preservare una parte consistente del beneficio economico, che altrimenti andrebbe irrimediabilmente perduta.
Conclusioni
Una lettura attenta e consapevole del quadro normativo permette di individuare tre vie perfettamente legittime per incentivare l’intervento edilizio: da una parte le detrazioni fiscali dirette, entro i limiti consentiti dalla legge di bilancio; in aggiunta il ricorso al Conto Termico, che opera al di fuori del perimetro delle detrazioni IRPEF; infine la possibilità di cedere i crediti eccedenti.
Non si tratta dunque di “aggirare” un obbligo, ma di conoscere e applicare correttamente le opportunità che l’ordinamento mette a disposizione dei cittadini.
È chiaro però che ogni situazione va valutata nel dettaglio, perché i presupposti normativi sono complessi e variano a seconda della data di avvio dei lavori, della tipologia di intervento e della corretta presentazione della documentazione. Tuttavia, il messaggio di fondo resta positivo: anche chi si trova oltre la soglia dei 75.000 euro di reddito non è costretto a rinunciare ai benefici previsti per gli interventi edilizi. Con una pianificazione oculata, l’integrazione tra Conto Termico e cessione del credito consente di ridurre sensibilmente l’impatto economico complessivo, rispettando pienamente la normativa e sfruttando al meglio le opportunità che essa offre.
