Sistemare i cedimenti senza rompere nulla

Sistemare i cedimenti senza rompere nulla

09/03/2022 – Articolo pubblicato da condominioweb.com

Vedere delle crepe nelle pareti della propria casa non è mai piacevole. Non fa un bell’effetto soprattutto se si tratta di crepe derivanti da assestamenti fondali.
Un occhio esperto le riconosce facilmente e le distingue dai problemi strutturali localizzati, perché hanno un tipico andamento a 45° e interessano soprattutto le murature portanti perimetrali.
Sono spesso associate a lesioni nei solai e possono essere stabilizzate, ovvero risalenti a tempi passati, oppure possono essere in evoluzione e in tal caso vanno attentamente monitorate perché potrebbero ampliarsi, con conseguenti problemi di sicurezza.

 

Le cause dei cedimenti

Le cause dei cedimenti fondali possono essere le più disparate. Solitamente sono da ricondurre a variazioni volumetriche del terreno che, nei periodi piovosi, si rigonfia e durante le estati secche (sempre più frequenti nel nostro paese), si asciuga e si ritira, tirandosi dietro l’edificio.
In altri casi le ragioni dei cedimenti vanno ricercate nell’opera dell’uomo. Scavi eseguiti nelle vicinanze o vibrazioni dovute a strade molto trafficate, possono alterare l’equilibrio del terreno e determinare assestamenti inaspettati.
È evidente che fenomeni di questo tipo, se la struttura non è sufficientemente robusta, possono causare la rottura delle pareti e dei solai, nonché delle parti non strutturali che vi gravitano sopra (tramezzi, pavimenti, etc).
Tutto ciò può risultare ancora più accentuato nel caso di terreni argillosi e di fondazioni superficiali, in particolare se non vi sono piani scantinati.

 

Interventi di consolidamento "tradizionali"

Fino a pochi anni fa, di fronte a fenomeni fessurativi derivanti da cedimenti si interveniva esclusivamente realizzando cordoli di allargamento e di approfondimento fondale in cemento armato, scavando tutto attorno all’edificio e anche all’interno.
In alternativa si ricorreva alla tecnica dei pali trivellati o dei cosiddetti micropali, sempre in cemento armato e abbinati a travi di collegamento aventi la funzione di unire le nuove fondazioni a quelle preesistenti.
In tal modo si trasferivano i carichi derivanti dall’edificio al terreno più consistente posto in profondità.
Opere molto invasive, poiché richiedono la demolizione di tutti i marciapiedi e di gran parte dei pavimenti interni, nonché l’apertura di un vero e proprio cantiere, con tutto ciò che ne deriva.

 

Intervento innovativo realizzato mediante iniezione di resine espandenti

Esiste una tecnologia innovativa che permette di consolidare i terreni di fondazione e che, di conseguenza, interrompe il processo fessurativo dell’edificio, senza mettere a nudo le strutture preesistenti.
Si tratta delle iniezioni di resine espandenti poliuretaniche, eseguite da ditte specializzate che, dopo aver analizzato la geologia del terreno, effettuano delle perforazioni alla base delle pareti con modalità, profondità e inclinazione definite in accordo con il progettista strutturale.
All’interno di queste perforazioni, di diametro pari ad appena 20-30mm, vengono iniettati determinati volumi di resina poliuretanica che, nel giro di pochi minuti, si espande e si indurisce, andando a riempire i vuoti presenti nel terreno (causa dei cedimenti), ottenendone così un notevole aumento di resistenza.
I vantaggi principali di questo intervento sono:

  • tempi di esecuzione molto rapidi (durata cantiere medio 2-3 giorni)
  • immediatezza degli effetti del consolidamento
  • assenza di scavi o demolizioni
  • Riduzione dei costi di intervento.

Il funzionamento delle resine espandenti risulta ottimale laddove, alla base del muro, siano già presenti fondazioni in cemento armato, anche se realizzate in tempi remoti, in grado di favorire lo scarico del peso delle pareti sul terreno consolidato.

 

I limiti delle iniezioni di resine espandenti

Tutti gli interventi di rinforzo strutturale, anche se poco invasivi come quello di cui si sta parlando, devono essere eseguiti sotto il controllo di un ingegnere o di un architetto che ne valuti l’efficacia e le modalità di esecuzione.
Inoltre, anche ai fini di rendere possibile la detrazione fiscale della spesa, è necessario presentare una pratica edilizia in conformità alle norme tecniche vigenti.
Ciascun intervento deve essere quindi valutato dal punto di vista progettuale, tenendo conto delle caratteristiche geologiche del terreno e di quelle dell’edificio.
In termini del tutto generali si può affermare che le resine espandenti risultano meno efficaci in presenza di banchi molto spessi di terreni compatti, dove non possono esplicare la loro funzione espandente o, all’opposto, in terreni molto compressibili (come limi e torbe), nei quali non sempre trovano un sufficiente contrasto.
Inoltre l’intervento con resine espandenti risulta privo di efficacia laddove vi siano problemi di stabilità dei versanti.

 

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