“Quel che conta e quel che resta è il risultato finale, ossia la costruzione"

Le parole che ho usato per il titolo sono del prof. Piero Pozzati e sono tratte dal suo volume TEORIA E TECNICA DELLE STRUTTURE – VOL. 1, edizione UTET, 1972, scritto insieme all’allora collaboratore Claudio Ceccoli, del quale pochi giorni è ricorso l’undicesimo anniversario della morte, avvenuta il 9 gennaio 2010. Anche il testo in corsivo che segue altro non è che una breve trascrizione della parte introduttiva del medesimo libro. Ma forse definirlo solo “libro” è un po’ riduttivo. Il punto è questo. Non ho mai perso la buona abitudine di portare con me (quando lavoro) la mia vecchia calcolatrice Sharp. In cantiere capitano spesso variazioni, modifiche di armature, incrementi o riduzioni dei carichi, per ragioni solitamente di tipo costruttivo. E allora, più per vizio che per altro, sono solito fare qualche semplice verifica, ovviamente tensionale che, mescolata con un po’ di esperienza, a volte mi permette di dare risposte immediate. Capita che siano anche negative, come è successo ieri, controllando alcune forometrie richieste da un costruttore su una trave in cemento armato un pò lunga. Che c’è di strano, dirai tu. Niente in effetti, se non fosse che, udito il responso, mi è stato chiesto con molta disinvoltura di fare una verifica con il computer, precisamente “di far rigirare il calcolo” perché “magari torna”. Mi sarei potuto imporre, forse anche arrabbiare, ma ho pensato che in realtà quelle parole erano profondamente significative, ovvero indicative di un certo modo di CONSIDERARE IL CALCOLO NON COME UN MEZZO MA COME UN FINE. Poi chiaramente ho fatto forare da un’altra parte, ma ho approfittato per fare una riflessione su questa strana concezione che alcuni hanno delle nostre elaborazioni numeriche. Ma a proposito del ruolo, dei compiti e dell’etica dell’ingegnere-calcolatore, che altro c’è da aggiungere rispetto a quanto aveva già scritto 50 anni fa il Professore Pozzati? “Principalmente dalla concezione della struttura più che da minuti perfezionamenti del calcolo dipende il buon esito dell’opera, ed è chiaro che, qualora la scelta della soluzione non sia felice, le elaborazioni analitiche e numeriche non potranno consentir altro che la definizione delle sezioni necessarie alla resistenza della struttura, le cui caratteristiche resteranno sostanzialmente immutate. […] “ “Dovendo quindi risultare inevitabilmente approssimata la valutazione dello stato di sollecitazione delle strutture, è essenziale il continuo controllo dell’ordine di grandezza delle possibili approssimazioni già inevitabilmente insite nello schema prescelto, onde rendere coerenti con queste i procedimenti di calcolo e le relative varie fasi evitando, nel concatenamento delle operazioni, di corredare i valori delle varie quantità di una schiera di cifre insignificanti. Frequentemente, nello studio di strutture ad elevato grado di indeterminazione statica o affette da connessioni malamente definibili, è preferibile rinunciare a soluzioni specifiche e far piuttosto ricorso a quelle corrispondenti a situazioni limiti di vincolo e definire così, con operazioni semplici e ragionamenti essenziali e chiari, per le varie grandezze da determinare valori estremi che delimitino classi entro cui debbano trovarsi le soluzioni effettive e che, rispetto a queste, certamente siano spostati a favore della sicurezza: tali calcoli, anche quando non risultino accettabili in via definitiva, costituiscono sempre riferimenti assai utili, controlli efficaci di elaborazioni più complesse e spesso consentono istruttivi ed evidenti ragguagli con il significato fisico delle operazioni compiute; essi rispondono a un’esigenza tipica dell’attività dell’ingegnere, del quale sarebbero ben rare le risposte, se queste dovessero restare entro i limiti delle soluzioni esatte.” […] “Le precedenti osservazioni tendono a illustrare l’importanza del calcolo che è ausilio indispensabile, prezioso, ma che non può essere portato oltre i confini segnati dalle ipotesi che lo legittimano e oltre i compiti che ad esso son propri. Giustamente, l’abbiamo già accennato, il progetto di una struttura è da ritenere in genere un’emanazione tanto dell’arte quanto della scienza del costruire, essendo determinante l’apporto dell’immaginazione, senza la quale è certo che sarebbe stata ben diversa la storia dell’uomo. Moderni mezzi come i calcolatori possono venire molto utilmente impiegati per risparmiare snervanti elaborazioni numeriche e per consentire di saggiare diverse soluzioni. Ma al progettista spetterà sempre il compito di distinguere prima quel che vuole e può ottenere dalla macchina, poi di analizzare e coordinare i risultati e di prendere le decisioni conclusive; e rimarranno indispensabili, terminati i calcoli, le revisioni delle ipotesi fatte, i riscontri delle previsioni avanzate, mantenendo al di sopra delle elaborazioni numeriche la visione dell’opera nel suo complesso e vivido il giudizio critico conclusivo, per poter constatare se i proporzionamenti rispondano a quell’esigenza di equilibrio generale delle masse che, quando sussista, è il primo indice di un favorevole stato di cose. Occorre che i potenti strumenti di calcolo di cui oggi dispone il progettista siano intesi come mezzi per lasciar più libera la sua attività creativa, che rischia di restare ottenebrata da calcoli gravosi, e per dare maggior respiro alla messa a punto del progetto e allo studio dei particolari costruttivi, non di rado invece trascurati, nonostante la grande importanza che essi possono avere.” […] “Tornando alle osservazioni precedentemente iniziate sul ricorso a calcolatori, può essere opportuno anche rilevare che nella progettazione delle strutture giocano numerosi fattori non riportabili a formule e numeri e che l’arte del costruire non può essere ridotta a un complesso di operazioni analitiche. Non tenendo presente ciò, si rischia di trovarsi sempre più presi da uno stato di soggezione verso la macchina calcolatriceper cui si tende a ragionare soltanto nei termini operativi di essa, limitando così la libertà di scelta, l’invenzione di nuove formule strutturali; e dimenticando i mirabili esempi di opere che, costruite quando le conoscenze sul comportamento dei materiali e delle strutture erano pressoché nulle, ancora oggi ci meravigliano per l’arditezza e l’armonia delle loro linee e ci danno testimonianza che arte e tecnica del costruire sono indivisibili.”